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Il fatto del giorno

L'economia globale è in salute per il G7

(16/04/2007)

Negli Usa l'attività economica, malgrado le turbolenze dei mutui e del mercato immobiliare, si mantiene solida, in Eurolandia si è rimessa in moto, mentre nel Regno Unito è robusta e nel Canada è in fase di accelerazione. In Giappone la ripresa è in corso e dovrebbe continuare.
 
Una diagnosi positiva, come non si vedeva da parecchio tempo a questa parte, quella che emerge dai lavori dei ministri finanziari del G7, presenti a Washington per la tradizionale riunione che accompagna gli incontri primaverili del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.

I Sette Grandi possono esprimere soddisfazione per la salute dell'economica mondiale che, nonostante la presenza di rischi, registra la maggior crescita da oltre 30 anni a questa parte,

Tuttavia qualche pericolo c'è ancora, ci sono delle aree che destano perplessità, come ad esempio la "eccessiva volatilità dei cambi" che è "indesiderabile", pensando in modo particolare alla Cina e allo yuan. Il G7 sottolinea che le valute devono "riflettere i fondamentali dell'economia con l'obiettivo di seguire da vicino l'evoluzione dello scenario e invitando i paesi emergenti, quelli con elevati surplus delle partite correnti (vedi la Cina), a muoversi per "raggiungere i correttivi valutari necessari".

Un altro imperativo per i paesi con economie più sviluppate è la "conclusione positiva di Doha Round" visto come un passaggio obbligato per raggiungere un equilibrio a livello mondiale, abbattendo i protezionismi, rafforzando gli sforzi per la tutela dei diritti della proprietà intellettuale.

Un occhio particolare, inoltre, è rivolto "alla stabilità dei prezzi, come il miglior contributo che la politica monetaria può dare alla crescita sostenibile". Altro argomento scottante è costituito dagli hedge fund, ritenuti tra i fattori principali e responsabili della volatilità dei mercati: la volontà è "tenere sotto controllo" il fenomeno delegando in sostanza al mercato stesso la regolamentazione, in attesa che il Financial Stability Forum, presieduto da Mario Draghi, completi l'aggiornamento del rapporto sulle istituzioni ad alta leva finanziaria che risale al 2000.


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