Altro che frenata, la Cina ora va al galoppo: nel primo trimestre l'economia ha messo a segno un nuovo incremento a due cifre, realizzando un progresso dell'11,1%, superando le attese degli analisti che prevedevano un +10,4%. Economia spinta dall'export a cui si unisce la forte crescita dei consumi. Sale però anche l'inflazione, arrivata a marzo al 3,3%.
Anche per questo motivo per parecchi analisti prende sempre più corpo l'ipotesi di un rialzo dei tassi d'interesse da parte della banca centrale di Pechino. Un'ipotesi che non piace ai mercati, infatti giovedì la borsa di Shangai ha chiuso in ribasso del 4,52% ed anche sulle piazze finanziarie europee sono prevalse le vendite.
I timori per un'eventuale stretta, che hanno pesato sulla borsa, hanno spinto allo stesso tempo al rialzo lo yuan, salito al massimo dal 21 luglio 2005 quando Pechino decise di sganciare lo yuan dal dollaro rivalutandolo.
La Cina continua a correre: nel primo trimestre l'economia ha messo a segno un nuovo incremento a due cifre, realizzando un progresso dell'11,1% rispetto allo stesso periodo del 2006 e superando le attese degli analisti, che prevedevano un +10,4%. A spingere l'economia è l'export a cui si unisce la forte crescita dei consumi. Anche l'inflazione è salita più del previsto, balzando ai massimi degli due ultimi due anni: a marzo, infatti, i prezzi al consumo sono cresciuti del 3,3% contro il 2,7% del mese precedente.
“I dati sono chiari e mostrano come la Cina stia correndo ad un ritmo sostenuto. Questo fa temere un rialzo dei tassi”, spiega un noto analista. “Gli investitori sono preoccupati che il governo possa decidere di adottare misure per rallentare l'economia, come l'aumento dei tassi”, sottolinea Xu Yinhui, a fund manager della Guotai Junan Securities.
Nei primi tre mesi del 2007 l'aumento degli investimenti fissi cinesi è stato pari al 23,7%, in rallentamento rispetto al +27,7% registrato nello stesso periodo dell'anno precedente.
Quest'anno il governo cinese non ha fissato alcun obiettivo di crescita degli investimenti, anche se il primo ministro Wen Jiabao, davanti al Parlamento, ha insistito sulla necessità "d'intensificare il controllo e la regolamentazione degli investimenti" tramite "un rigido controllo sulle acquisizioni di terreni e dei crediti bancari". Per frenare gli investimenti ed i prezzi, cercando così di rallentare il boom economico, all'inizio del mese la banca centrale cinese ha deciso una nuova stretta sulla riserva obbligatoria bancaria, la decima mossa di questo genere negli ultimi dieci mesi. L'inasprimento ha corrisposto a mezzo punto percentuale, con la conseguenza di portare la riserva obbligatoria al 10,5% a partire dal 16 aprile.
Le autorità cinesi avevano fissato per quest'anno un obiettivo di crescita del pil dell'8%, target che anche quest'anno dovrebbe essere superato secondo le stime degli organismi internazionali. Fra queste ultime, la Banca Mondiale stima una crescita per il 2007 del 10%, e prevede un rallentamento più netto nel 2008, quando il Pil salirà del 9,5% in seguito alle misure restrittive di politica monetaria che Pechino adotterà.