E alla fine tutto è rimasto invariato. Tante polemiche per niente. Gli emendamenti dell'ultima ora, infatti, hanno ripristinato il vecchio dispositivo sul mandato a vita del governatore di bankitalia e sulla concorrenza bancaria che resta in capo all'istituto di via Nazionale.
Oggetto del contendere: gli articoli 26 e 28 del disegno di legge sul risparmio emendati con un vero e proprio golpe dal governo e dalla maggioranza (peraltro non nella sua interezza).
Un colpo di scena politico, quindi. Non l'ha presa bene però chi era convinto che distinguere la stabilità dalla concorrenza del sistema bancario fosse indispensabile per garantire trasparenza al sistema economico e finanziario italiano.
Tra questi c'è Michele Polo, professore Ordinario di Economia Politica presso l'Università Bocconi e collaboratore della Voce.info.
I lunghi periodi di ricerca a Lovanio, Barcellona, Londra e Tolosa hanno rafforzato le sue convinzioni su temi di politica industriale, l'antitrust e la regolamentazione.
Professore, la Banca d'Italia conserva tutti i sui poteri. Cosa ne pensa?
"Io credo che questi emendamenti abbiano sancito due brutte pagine per la trasparenza e la fiducia del nostro sistema industriale e finanziario".
Perchè?
"Partiamo dalla concorrenza che resta in via Nazionale. In questo modo la Banca d'Italia assommerà due poteri diversi e in alcuni casi incompatibili: stabilità e concorrenza, appunto. Mi spiego meglio. Con la stabilità la Banca d'Italia può promuovere o favorire certe aggregazioni bancarie perchè mira a facilitare, per esempio, la gestione delle sofferenze e degli esuberi (ndr si fa tanto parlare in questi giorni del caso Lodi-Antonveneta). Dà, insomma, una spinta all'unione di due banche perché la ritiene, magari per la contiguità territoriale, funzionale al buon andamento del sistema".
E con la concorrenza...
"...Con la concorrenza, invece, dovrebbe, segnalare e punire quei comportamenti che possono minare un sistema concorrenziale".
Quindi...
"Va da sé che spesso la cura della stabilità del sistema può contrastare con la gestione di un sistema concorrenziale. Sarebbe preferibile che i due poteri facessero capo a due organismi diversi".
E, invece, il mandato a vita del governatore della Banca d'Italia?
"A parte che non mi sembra ci siano disposizioni simile nelle altre grandi realtà economiche mondiali. Poi, con un mandato senza alcun termine si rischia di creare un organismo autoreferenziale che non consente un minimo di ricambio".
C'è che sostiene, però, che in questo modo si mantiene il governatore lontano dalle pressioni politiche...
"...Certo c'è chi lo dice, ma io non sono d'accordo. Credo che in questo modo non si scoraggi il formarsi di forti lobby che alla fine influenzano, comunque, il sistema. E l'iter del disegno di legge sul risparmio sta lì a confermarlo. E poi il rischio è quello di perseverare nell'errore. Se la scelta è sbagliata, insomma, la si porta avanti per anni senza avere la possibilità di porvi rimedio".
Non le sembra che tutta la saga del ddl sul risparmio sia stata molto politica e poco funzionale alla tutela dei risparmiatori?
"Credo di si. Ma il problema sta alla base: è sbagliato mettere troppa carne al fuoco. E si sapeva che le problematiche legate alla Banca d'Italia avrebbero fatto da tappo a tutto il disegno di legge".
E quali sono, invece, i punti nodali del Ddl?
"Sicuramente la riforma della Consob, l'ampliamento dei poteri della commissione che vigila sulle società quotate in Borsa e gli intrecci banche imprese. Su questi temi dovrebbe concentrarsi la discussione non solo in Parlamento, ma anche nell'opinione pubblica".
Tobia De Stefano