Alla Camera tutta la verità. Scontato il via libera al Senato, le incognite sul disegno di legge sul risparmio si spostano a Montecitorio lì dove il fronte pro Fazio sembra essere meno forte e quindi potrebbero essere approvati alcuni emendamenti che indeboliscono la Banca d'Italia.
E' questo la nuova partita che si giocherà nelle prossime settimane sul Ddl che due anni fa avrebbe dovuto rispondere al crac della Parmalat e che invece ancora oggi (col la società di Collecchio paradossalmente tornata in Borsa) fa la spola tra le due ali del Parlamento.
Non dovrebbero esserci, invece, sorprese sulle parti restanti della riforma della Banca d'Italia. Mandato di 7 anni per il Governatore. Decisioni collegiali. E passaggio dalle banche allo Stato della proprietà dell'istituto (su questo punto a dire il vero qualche perplessità ancora c'è).
I temi caldi sono due. Da una parte il passaggio della concorrenza bancaria dalla Banca d'Italia all'Antitrust. Dall'altra la norma che sbarra al 30% il diritto di voto delle fondazioni bancarie.
Sul primo punto è da ricordare che un emendamento proposto al Senato non è passato per una manciata di voti e molto probabilmente alla Camera sarà fatto un nuovo tentativo con maggiori possibilità di successo.
Sarebbe questo il vero fronte dello scontro. Esistono, infatti, delle convergenze trasversali sull'opportunità di limitare i poteri dell'istituto di via Nazionale e solo un intervento in extremis del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (magari ponendo la fiducia), potrebbe salvare le attuali prerogative di via Nazionale.
Anche sui limiti di voto imposti alle Fondazioni bancarie si promette battaglia. Non tutti i deputati, infatti, concordano sul tema che peraltro riguarderebbe nello specifico solo tre istituti. Da una parte c'è Monte dei Paschi (con la fondazione Monte dei Paschi di Siena che ha il 58%), Carige (con il 43% della fondazione Cassa di risparmio di Genova e Imperia) e la Cassa di Risparmio di Firenze (l'Ente Cassa di risparmio di Firenza ha quasi il 40%).