Si poteva fare di più. E' questo il commento piovuto da più direzioni sul disegno di legge per la tutela del risparmio. Il Paese attendeva forse un giro di vite più deciso ma un'importante cambiamento è stato previsto. La legge attuale si è arricchita di un nuovo reato: il "nocumento grave" del pubblico risparmio.
La novità giuridica prevista dal ddl si traduce in un inasprimento delle pene già previste, in generale, per il falso in bilancio e le false comunicazioni sociali. Il testo vuole così lanciare un segnale forte soprattutto alla luce dei crack finaziari che hanno messo in ginocchio intere famiglie.
Le ferite aperte dalla crisi di colossi della nostra industria come Parmalat e Cirio non sono ancora state rimarginate. Troppi i risparmi andati in fumo per non minare la fiducia dei risparmiatori sull'intero sistema economico e finanziario italiano. Riconquistare credibilità è probabilmente l'obiettivo più urgente per le istituzioni del nostro Paese e proprio in questa direzione va la decisione di inserire il nuovo reato e definire con esattezza la sua portata.
"Il nocumento - spiega il testo del disegno di legge - si considera grave quando abbia riguardato un numero di risparmiatori superiore allo 0,1 per mille della popolazione risultante dall'ultimo censimento ISTAT, ovvero se sia consistito nella distruzione o nella riduzione del valore di titoli di entità complessiva superiore allo 0,1 per mille del prodotto interno lordo".
Una duplice determinazione, dunque, che chiama in causa, in termini quantitativi, gli effetti derivanti dagli illeciti commessi e che si traduce in una pena detentiva compresa tra i due e i sei anni. A conti fatti, la soglia attuale scatterebbe una volta superati i 56.000 cittadini: una cifra che i recenti dissesti finanziari italiani hanno ampiamente superato.
Il crack di Cirio ha lasciato a mani vuote circa 85mila risparmiatori e perfino più grigie sono le stime del fallimento di Parmalat: 450mila investitori, per un buco di 14 miliardi.