Se non lo avete sottoscritto voi, allora di sicuro l'ha fatto il vostro vicino di casa. Si potrebbe riassumere con questa battuta il dato più saliente che emerge dalla nona edizione del rapporto sui sottoscrittori condotto da Assogestioni, e cioè che la metà delle famiglie residenti in Italia possiede quote di fondi.
Una altro elemento interessante è la correlazione diretta tra importo investito e rischiosità del portafoglio, in pratica chi investe più soldi è meno propenso a rischiare, mentre chi fa investimenti con un importo più ridotto ha meno remore quando si tratta di fare scelte più rischiose.
L'indagine, condotta da Assogestioni principalmente sui fondi di diritto italiano, illustra le caratteristiche di 8,5 milioni di individui, rappresentanti il 46% circa del patrimonio dell'industria dei fondi aperti in Italia.
Considerando la diffusione dei fondi di diritto estero presso i risparmiatori italiani l'Associazione stima in 11 milioni il numero di sottoscrittori che nel Paese detengono quote di fondi.
Un dato significativo che permette di affermare che anche nel 2005, cosi come nei due anni precedenti, la metà delle famiglie residenti in Italia possiede quote di fondi e il 47% di queste risiede al Nord.
In parallelo con i dati demografici nazionali, che evidenziano un progressivo invecchiamento della popolazione italiana, anche l'età media dei sottoscrittori è in aumento e arriva a superare i 54,3 anni. Nel 2005 il 22% dei nuovi sottoscrittori appartiene alla fascia dei sessantacinquenni. Diminuisce contemporaneamente il numero dei giovani con età inferiore ai 35 anni. Tale andamento incide anche sull'importo investito che passa dai 33.000 euro dello scorso anno agli attuali 34.700 euro.
Quest'anno, con i suoi 53.473 euro, Lodi è la città in cui si investe di più. Rovigo, pur evidenziando una consistente crescita rispetto allo scorso anno, resta all'ultimo posto con i suoi 21.493 euro. Tra le regioni con il valore medio investito più elevato, il Lazio detiene ancora il primato; il fanalino di coda resta al Trentino Alto Adige, che tuttavia mostra la propensione al rischio più elevata, con quasi il 35% del patrimonio investito in fondi azionari.
Dai dati sembra emergere una correlazione diretta tra importo investito e rischiosità del portafoglio: all'aumentare dell'importo diminuisce la quota in portafoglio rappresentata dai fondi azionari.
Analizzando i sottoscrittori che detengono un solo fondo si nota che i prodotti azionari sono maggiormente scelti nelle fasce di investimento inferiore ai 5.000 euro. Tra 15.000 e 300.000 euro vengono invece preferiti i fondi obbligazionari. Superata la soglia dei 300.000 euro sono i fondi di liquidità a farla da padrone.
Dopo due anni di stallo torna a crescere il numero di donne che investe in fondi comuni; la quota rappresentata dal "gentil sesso" è oggi pari al 41,9% e al 38,4% del patrimonio analizzato. Le donne investono ma con una minore propensione al rischio.
Dal punto di vista delle professioni svolte dai sottoscrittori gli impiegati rappresentano il 52,8% del totale e sono ancora la categoria maggiormente interessata ai fondi. Pensionati e liberi professionisti seguono con quote rispettivamente pari a 18,7% e 9,9% .
Nel corso del periodo in esame aumenta il numero di sottoscrittori che fa ricorso ai piani di accumulo del capitale. A fine 2005, circa un risparmiatore su dieci sceglie esclusivamente la formula del PAC per investire; di questi, oltre la metà ha un'età inferiore ai 45 anni.