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Risparmio

Risparmio, al Nord si rischia di più

(07/11/2006)

La Consob, l'Authority di Borsa, ha passato al setaccio i dati forniti da Bankitalia e ha rivelato che i risparmiatori italiani preferiscono investimenti poco rischiosi, anche se nelle regioni ricche del Nord emerge una maggiore propensione al rischio. Non passa l'esame il risparmio gestito, che non ha più lo stesso appeal sugli investitori.

Le famiglie residenti al Sud - si legge nel dossier della Consob - mostrano anche una maggiore inerzia nei comportamenti: "l'acquisto di un'abitazione riduce sensibilmente la probabilità di detenere attività rischiose ma solo per le famiglie meno abbienti".

Secondo l'organo di controllo della Borsa, quindi, "la ricchezza e il grado di sviluppo socio-economico dell'area di residenza hanno un forte impatto sulla probabilità che una famiglia detenga attività finanziarie rischiose: azioni quotate, obbligazioni, titoli esteri o prodotti del risparmio gestito".

Secondo lo studio "la probabilità di delegare a gestori professionali le scelte d'investimento, cioè il risparmio gestito, intesa come alternativa all'investimento diretto in singoli strumenti finanziari rischiosi, cioè il risparmio amministrato, è invece correlata positivamente con la dimensione del patrimonio da gestire e con l'avversione al rischio.

A parità di condizioni - si legge nel testo dell'indagine basata su dati Bankitalia - la probabilità di utilizzare servizi di gestione professionale del risparmio è più bassa per le famiglie residenti in alcune regioni del Sud». Infatti, precisa lo studio Consob, "il livello di educazione finanziaria ha un impatto rilevante sulla probabilità di detenere attività rischiose ma non sulla probabilità di delegare le scelte di investimento a gestori professionali".

E se si guarda al passato, è chiaro che si è registrata una "involuzione" nel comportamento delle famiglie: il tasso di partecipazione al mercato finanziario (inteso come quota delle famiglie che detengono attività rischiose) e il grado di penetrazione del risparmio gestito (quota delle famiglie che detengono almeno un prodotto di risparmio gestito) sono cresciuti senza interruzioni dal 1989 e al 2000, ma dopo si sono ridotte.

E non solo, i dati dell'indagine relativi al 2004 mostrano per la prima volta una riduzione del rapporto fra attività finanziarie e reddito disponibile. Peraltro – si evince dallo studio - fra il 2002 e il 2004 si è registrato un marcato aumento del peso delle attività reali e dell'indebitamento".

Il tasso relativamente basso di partecipazione al mercato finanziario anche fra le famiglie più ricche e più istruite e fra quelle residenti nel Centro-Nord induce la Consob a ritenere questo fatto collegato ad "una combinazione fra un basso livello di educazione finanziaria e un'insufficiente capacità del sistema bancario di offrire un efficace servizio di consulenza finanziaria e di illustrare chiaramente e semplicemente i profili di rischio e rendimento dei prodotti più sofisticati. Le famiglie preferirebbero quindi - sostiene lo studio - investire esclusivamente nei prodotti più semplici e meno rischiosi - cioè depositi e titoli di Stato italiani - rinunciando ad opportunità di diversificazione del proprio portafoglio potenzialmente molto vantaggiose". L'analisi della Consob si sofferma poi proprio sui prodotti del risparmio gestito.

"I dati dell'indagine - si legge nel testo - mostrano che vi è stata una chiara disaffezione dei risparmiatori nei confronti di questi strumenti, come confermato anche dalle statistiche sulla raccolta netta degli anni più recenti. Di fronte alle performance deludenti dei fondi comuni e ai timori legati agli investimenti in titoli corporate - scrivono gli autori dello studio - le banche hanno probabilmente tentato di canalizzare i flussi di uscita da questi prodotti verso obbligazioni di propria emissione.

Tuttavia, i dati dell'indagine sembrano indicare che le famiglie che sono "uscite" dalle obbligazioni corporate italiane e dai prodotti del risparmio gestito non sono tutte "confluite" verso le obbligazioni bancarie (o i titoli esteri), altrimenti non si sarebbe osservata una riduzione del tasso di partecipazione".

 

 

 


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