Se due indizi non fanno proprio una prova: sicuramente, però, danno consistenza ai semplici sospetti. Così, se la proposta di legge, che dovrebbe essere varata in questi giorni, che blocca l'offerta pubblica di scambio del governo argentino poteva essere interpretata in vari modi, adesso le indiscrezioni che vogliono Kirchner e compagni pronti a prorogare la data di scadenza dell'Ops fa pensare a una situazione di grossa difficoltà.
In pratica le adesioni fino a queste momento sarebbero inferiori alle attese e l'Argentina le sta provando tutte per uscire dall'empasse. Un passo indietro però può aiutare a capire meglio.
E' notizia di pochi giorni fa: il ministro dell'Economia Roberto Lavagna invia in Parlamento un progetto di legge, firmato dal presidente Nestor Kirchner, che blinda la proposta argentina.
Tre i punti chiave. L'Argentina ribadisce che non ci sarà un'offerta migliorativa per la ristrutturazione dei titoli in default per 81,8 miliardi. Inoltre l'esecutivo argentino non potrà effettuare alcun tipo di trattativa con gli obbligazionisti che non accetteranno lo swap in corso. Infine il ministero dell'Economia si impegna, al termine operazione di concambio, a effettuare i passi necessari per ritirare dalle borse tutti i tango-bond che non sono stati sostituiti con nuovi titoli.
Una sorta di ricatto, nel bel mezzo dell'offerta pubblica, che lascia intravedere le difficoltà dell'Argentina: le adesioni, insomma, stentano ad arrivare.
Adesso, l'ultima nuova arriva dal Sudamerica, dalle pagine del quotidiano 'Clarin' di Buenos Aires. Il ministero dell'economia sarebbe pronto a prorogare, rispetto al 25 febbraio, l'offerta di concambio del suo debito estero.
Secondo gli ultimi numeri l'Ops procede troppo al rilento e si collocherebbe in una forchetta fra il 29 ed il 32% del totale. Peraltro alimentata quasi esclusivamente da investitori argentini.
Ma il quotidiano dice di più. Miguel Bein, ex sottosegretario per la programmazione economica, infatti, avrebbe azzardato anche la possibile tempistica: "Sei ore prima della chiusura – dice Bein -, la data del concambio sarà prorogata di due settimane". E il 'Clarin' sostiene infine che questo ampliamento dei tempi sarebbe stata suggerita dalle stesse banche consulenti dell'Argentina".
L'eco di queste notizie è stata attenuata poi dalle dichiarazioni di un'alta fonte del ministero dell'economia all'agenzia di stampa statale Telam: ''La chiusura dell'offerta per il concambio dei bond in default - dice - resta il 25 febbraio prossimo''. Ma il sospetto resta.
Una nuova puntata, quindi, della saga dei tango-bond, che però dimostra chiaramente che l'Argentina è in difficoltà. Che la mancata indicazione di una percentuale minima per ritenere valida l'offerta pubblica di scambio non lo mette al riparo da nulla. E che l'offerta così com'è convince poco.
Certo è da ricordare che, come è già accaduto in casi simili , vedi Brasile ed Ecuador, i giorni decisivi per le adesioni sono quelli a ridosso della scadenza...Ma anche allora le percentuali raggiunte avranno un loro valore nella scelta che faranno gli obbligazionisti dell'ultima ora...