Finalmente ci sono un po' di numeri ufficiali a fare chiarezza sulla saga dei tango-bond. Da una parte le dichiarazioni il ministro dell'Economia, Roberto Lavagna, che fissa nei due terzi delle adesioni il risultato minimo dell'offerta pubblica di scambio: "Ci riterremmo soddisfatti – ha sottolineato Lavagna - se l'offerta venisse accolta dal 66% dei titolari"
Dall'altra i dati preliminari raccolti da Bank of New York e aggiornati al 4 febbraro 2005: le adesioni all'offerta argentina per il rimborso dei tango-bond sono arrivate al 42,36% del totale.
Una doccia fredda per le associazioni dei consumatori che speravano in un flop dell'Ops per mettere alle corde Kirchner e compagni e costringere l'esecutivo sudamericano a migliorare la sua proposta.
Se si mettono, insomma, vicini i due dati e si considera che mancano altri 15 giorni al 25 febbraio, data ultima di adesione (in questi giorni peraltro era stata ventilata una possibilità di slittamento), il Governo argentino può dirsi relativamente tranquillo.
Ci sono però alcuni particolari da ricordare. Come evidenziato dallo stesso Nicola Stock, copresidente del Gcab, l'associazione internazionale che rappresenta più del 50% degli obbligazionisti traditi dai tango-bond, non c'è nessuna percentuale ufficiale da rispettare.
L'80% di adesioni, ha detto Stock, potrebbe essere considerata un risultato soddisfacente, ma resta il parallelo con le offerte di scambio del passato (Brasile, Ecuador ecc) che avevano superato, addirittura, il 90%.
Non essendoci nulla di ufficiali resta da vedere quali saranno le reazioni delle istituzioni internazionali, soprattutto l'Fmi, il giorno dopo la conclusione dell'offerta.
Da ricordare, inoltre, che anche sulle cifre fornite dalla Bank of America ci sono non poche contestazioni. Nicola Stock e il Gcab ha detto che secondo le loro stime le adesioni all'offerta si aggirano tra il 29 e il 32%.
La guerra, insomma, continua, anche se questa volta, almeno ai punti, la battaglia l'ha vinta l'Argentina e la sua offerta "capestro".