Un balletto delle cifre per acuire la confusione degli obbligazionisti impegnati fino al 25 febbraio a decidere se aderire o meno all'offerta pubblica di scambio dei vecchi tango-bond caduti in default con i nuovi titoli dello Stato argentino. Interpreta così l'errore comunicativo dell'esecutivo sudamericano, con la quota di adesione che passava in poche ore dal 42% al 35%, Nicola Stock, il copresidente della Gcab, l'organizzazione internazionale che rappresenta investitori che hanno nei loro portafogli più della metà dei bond.
E in effetti la storia ha del buffo. Il ministro dell'economia, Roberto Lavagna, infatti, ha ribadito che l'adesione al concambio dei bond in default ''è di poco superiore al 35%'' del totale degli 81,8 miliardi di dollari da ristrutturare.
Lo ha detto all'agenzia di stampa statale Telam: precisando che la percentuale del 42,36% venuta fuori nelle scorse ore era da attribuire a un errore di interpretazione di una agenzia di stampa internazionale.
Anche perchè Lavagna ha chiarito che "il governo argentino non aveva reso noto percentuali, ma solo una cifra assoluta in merito ad una richiesta in tal senso della Consob italiana".
Ma non è solo sui numeri che si accende lo scontro tra la Gcab e l'esecutivo argentino. Nel mirino di Stock c'è anche la legge che blinda l'offerta pubblica di scambio ed elimina dal mercato i vecchi bond. Cioè quel provvedimento che dopo il via libera della Camera di Buenos Aires, 46 voti a favore, 8 contrari e 30 astenuti, ha terminato il suo iter parlamentare ed è atutti gli effetti una disposizione dello Stato sudamericano.
"Con quella proposta - dice Stock – il governo argentino sta bluffando. Anzi sta bluffando due volte, perchè siamo di fronte anche ad una possibile manipolazione dei dati sulle adesioni: l'Argentina è in difficoltà e cerca di fare confusione per convincere disperatamente i risparmiatori ad accettare questa offerta di scambio. E, nonostante la confusione le adesioni sono ancora al di sotto degli obiettivi di percentuali accettabili, secondo le nostre rilevazioni le adesioni all'estero sono inferiori al 10%".
Un accenno infine alla caccia ai titoli che sta caratterizzando il mercato secondario. "Sembrerebbe – ha sottolineato il copresidente del Gcab - che alcuni advisor internazionali della Repubblica Argentina siano molto attivi nella compravendita sul mercato secondario dei titoli argentini, creando ulteriore sconcerto sul loro doppio ruolo".