Anche se il balletto delle cifre è sempre dietro l'angolo, le nuove percentuali di adesione all'offerta pubblica di scambio del governo argentino forniti dalla Bank of New York, exchange agent dell'operazione, sembrano proporzionate ai dati precedenti.
All'11 febbraio, infatti, le adesioni sarebbero ferme al 37% dei 102,6 miliardi dell'offerta complessiva. Sono numeri che fanno riferimento al valore nominale dei titoli maggiorati con gli interessi maturati.
Se, infatti, non venissero calcolati gli interessi, le adesioni salirebbero al 47% rispetto agli 82 miliardi complessivi. Anche questo è un balletto delle cifre che però non toglie forza al dato di fondo.
Si può, infatti, dire che l'offerta di scambio stenta a decollare. Ma probabilmente è destinata a superare la percentuale simbolo del 50% che dalle istituzioni internazionali dovrebbe essere considerata come una netta bocciatura dell'operazione.
Anche perché i giorni decisivi restano quelli a ridosso del 25 febbraio, data ultima per aderire all'Ops lanciata da Kirchner e compagnia. E soprattutto perché la tendenza che prendeva piede negli scorsi giorni, sta montando sempre di più: i piccoli risparmiatori starebbero cedendo i loro titoli sul mercato secondario a quotazioni vicine ai 33 centesimi, ben sopra ai 27 punti garantiti dall'offerta pubblica di scambio.
Ad acquistare sarebbero soprattutto gli hedge fund britannici che hanno intenzione di aderire in massa allo swap per poi rivendere a quotazioni migliori.
Se questi spifferi di mercato sono veritieri allora, per chi spera in un naufragio dell'Ops, non è certo un dato confortante. Gli Hedge, con ogni probabilità, dovrebbero scambiare i loro titoli all'ultimo momento facendo salire di molto la percentuale di adesione.