Non si fa attendere la risposta di Nicola Stock, copresidente del Gcab, l'associazione internazionale che rappresenta più della metà degli obbligazionisti argentini, alle quote di adesione all'offerta pubblica di scambio diramate dal governo sudamericano.
"Le adesioni all'offerta argentina sono al di sotto del 40% - ha sottolineato Stock -, e come avevamo previsto sono davvero modeste. E i 4/5 delle adesioni sono argentine".
Una secca replica ai commenti entusiasti che arrivano dall'entuorage del governo Kirchner. "I risparmiatori – ha aggiunto Stock – non sono caduti nella trappola di Buenos Aires. Hanno capito che non era opportuno aderire alla proposta perché l'hanno considerata inaccettabile".
In realtà, al di là dei commenti di circostanza, il nodo sulle adesioni all'offerta pubblica di scambio deve ancora entrare nella sua fase calda. Con ogni probabilità solo nell'imminenza della scadenza dei termini (25 febbraio) si potranno avere dei dati più sicuri.
Anche perchè c'è da sciogliere il nodo degli acquisti in massa di titoli da parte degli hedge fund sul mercato secondario. I piccoli risparmiatori stanno vendendo e i cosiddetti fondi avvoltoio stanno acquistando: morale della favola, si corre in rischio di una massiccia adesione di quest'ultimi nelle battute finali.
Certo desta sensazione la marcata differenza tra le quote di adesione in Argentina e quelle nel resto del mondo. "Fuori dai confini argentini – precisa il co-presidente del Gcab – le adesioni sono inferiori al 10% e anche in Italia sono molto basse, appena il 2,4% del totale".
E poi arriva l'annuncio per le possibili azioni legali. "I risparmiatori italiani continueranno ad avere assistenza e supporto da parte della Tfa e del Gcab, ha dichiarato Stock. Stiamo studiando alcune strategie per le azioni legali e presto i bondholder italiani troveranno in banca il modulo per dare alla Task Force la procura per le azioni legali che, lo ricordo, saranno gratuite".