I termini della questione starebbero così. Gli advisor dell'operazione di scambio dei vecchi titoli argentini, Barclays, Merrill Lynch e Ubs, starebbero acquistando in massa titoli argentini dai piccoli risparmiatori. Prenderebbero i titoli a prezzi di mercato, anche 33 punti, più alti di quanto garantiscono i nuovi titoli, 27 punti, perchè dietro ci sarebbe l'Argentina vogliosa di accrescere la percentuale di sottoscrizione all'Ops.
Un'accusa di manipolazione. E a lanciarla è Nicola Stock, il copresidente del Gcab, l'associazione internazionale che rappresenta più della metà delle obbligazioni del Paese sudamericano cadute in default. La missiva di Stock è indirizzata alla Consob, l'authority sulle società quotate in Borsa del Belpaese,
Si tinge di giallo, quindi, la saga dei tango-bond. E ci mancava solo questo per i detentori delle obbligazioni argentine: in Italia sono 450 mila per 14,5 miliardi di dollari.
Nel rush finale dell'operazione, mancano soli 4 giorni al 25 febbraio, gli indecisi, dovranno fare i conti con una nuova variabile impazzita. Chi non aderisce, infatti, conta su una bassa sottoscrizione allo scambio. Una percentuale non favorevole (quali siano, poi, i limiti di questa percentuale è tutto da vedere) potrebbe accrescere le pressioni degli istituti internazionali, Fondo monetario su tutti, e costringere l'Argentina presentare un'offerta migliorativa.
Ma il rastrellamento dei tango-bond sul mercato secondario rappresenta un'incognita non da poco sulle percentuali di adesione (per adesso peraltro non sono certo decollate: sono sotto il 50%).
E in questo senso è da segnalare l'iniziativa dell'Intesa consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) che propone per i primi di marzo una manifestazione di piazza per protestare contro l'offerta capestro di concambio dei bond argentini in default. Ma non solo. Perchè la protesta sarebbe rivolta anche contro le omissioni del governo argentino che – si legge nel comunicato - avrebbe scelto di tutelare i privilegi del governatore Fazio anzichè i diritti dei cittadini (chiaro il riferimento al difficile parto del Ddl sul risparmio)''.
E il tutto mentre l'ultima che arriva dall'Argentina ha dell'incredibile. Il governo sudamericano, infatti, a tre anni dal default sarebbe convinto di aver riacquistato la credibilità internazionale per emettere nuovi bond.
Secondo il presidente del banca centrale, Martin Redrado, i nuovo bond riceverebbero rating "B-" da Standard&Poor's con scadenza 6 anni e denominati in pesos.