Mancano 2 giorni dalla scadenza dell'offerta pubblica di scambio del governo argentino sui bond caduti in default. E voci, sospetti, indiscrezioni arricchiscono ora dopo ora questo giallo finanziario che agli italiani, 450 mila, è costato circa 14 miliardi di dollari.
Prima le percentuali di adesione. Anche su queste negli scorsi giorni ci sono stati conferme e smentite, accuse e ammissioni. Sta di fatto che gli ultimi dati danno un' adesione all'Ops leggermente superiore al 50%. Secondo Bank of New York, l'agente dell'operazione per l'Argentina, al 18 febbraio il debito ristrutturato ammonta a quasi 41.000 milioni di dollari su un totale di 81.800 dollari.
A Buenos Aires, comunque, sottolineano come, sebbene l'Ops verrà chiusa venerdì, i dati finali sull'adesione si sapranno solo il 2 o il 3 marzo.
Poi la polemica accesa nelle ultime ore dai responsabili dei democratici di sinistra di ritorno dal viaggio in Argentina: sulla vicenda dei tango bond il governo italiano è stato totalmente assente e ha di fatto tutelato il sistema bancario.
Le accuse sono di Giorgio Benevenuto e Luigi Olivieri (reduci dal viaggio argentino) e di Luciano Violante. "Il governo italiano -hanno spiegato - ha scelto, a differenza degli altri Paesi Ue, come Francia e Spagna, di non intraprendere una trattativa bilaterale".
Ma non solo, perché secondo le accuse dei democratici di sinistra il comportamento dell'esecutivo sarebbe ancora più grave. Tutte le proposte tese a venire incontro ai risparmiatori traditi, infatti, sarebbero state ostacolate o peggio ancora impedite.
L'elenco è lungo. Si parte dalla Commissione di inchiesta su Parmalat, Ciro e bond argentini, si passa per lo strumento giuridico della class action e per i decreti sanzionatori nei confronti delle banche che avrebbero, secondo la Consob, collocato i bond argentini violando il testo unico delle finanze e il regolamento Consob", e si arriva fino all'emendamento al ddl sul risparmio che prevede siano le banche a risarcire i bond argentini caduti in default.
Infine le indiscrezioni. Secondo uno dei più autorevoli quotidiani argentini, il Clarin, infatti, non è esclusa una proroga alla scadenza dell'offerta di scambio rispetto al 25 febbraio. Anzi. Sarebbe un stop and go: cioè una riapertura dopo la scadenza.
Secondo il giornale, questo non sarebbe una indicazione di debolezza, ma semplicemente la volontà di evitare che nell'accumularsi di adesioni degli ultimi giorni non sorgano problemi tecnici ed impedimenti.