All'indomani della comunicazione delle cifre dell'offerta pubblica di scambio: un vero successo con più del 75% delle adesioni. E nell'immediata vigilia dell'incontro, molto atteso, con il Fondo monetario internazionale: molti italiani sperano nelle pressioni dell'Fmi per convincere l'Argentina a riaprire l'Ops.
Arriva in questo insidioso crinale di avvenimenti il j'accuse di Nestor Kirchner, presidente del Paese sudamericano, contro le banche italiane. "I banchieri italiani - ha detto Kirchner - pur sapendo della situazione dell'Argentina hanno truffato i loro pensionati vendendoglieli i titoli uno a uno, quando ormai non valevano più nulla, perché il Paese stava crollando".
Ma le accuse di Kirchner non finiscono qui. Il presidente, infatti, stigmatizza anche il comportamento degli istituti internazionali. "Gli organismi multilaterali e il Fondo monetario internazionale – chiosa - devono fare autocritica, perché noi argentini abbiamo fallito, ma peggio ancora ha fallito un progetto economico, finanziario e sociale che ci è stato proposto dal Fondo".
Forte della vittoria dell'offerta di scambio, quindi, l'Argentina non ci pensa neanche lontanamente a fare marcia indietro. Da alcune fonti vicine al ministro dell'Economia Roberto Lavagna, infatti, si apprende che la possibilità di una riapertura dei negoziati non esiste.
Tutto questo mentre il rappresentante italiano all'Fmi, Pier Carlo Padoan, chiede al governo argentino un gesto in buona fede: "Gran parte dei creditori non argentini non ha aderito all'offerta in default - ha sottolineato Padoan -, l'Argentina adesso deve chiarire come intende trattare una parte così consistente di creditori. Il Fondo non può prestare a Paesi che non si comportano in buona fede". Si apre, insomma, un altro braccio di ferro.