Le indiscrezioni arrivano da fonti vicine all'esecutivo argentino e sono riportate da alcuni quotidiani italiani. L'Argentina ci starebbe riprovando. Per trovare le liquidità necessarie a far ripartire l'economia sarebbe pronta ricorre nuovamente al mercato dei titoli di Stato.
Nonostante il crac da più di 80 miliardi di dollari che ha coinvolto piccoli e grandi risparmiatori di tutto il mondo. Nonostante un'offerta pubblica di scambio che rimborsa non più del 30% del valore nominale dei titoli caduti in default. E nonostante un'adesione che, seppur superando le previsioni della vigilia, ha comunque lasciato ai margini il 25% degli investitori coinvolti nel crac.
E dietro a questa operazione argentina ci sarebbe un piano ben preciso che dovrebbe procedere a tappe. Il primo obiettivo è stato già raggiunto: ottenere un'adesione soddisfacente allo swap.
Forte della percentuale del 75%, quindi, il governo argentino vede accresciuto il suo potere al tavolo delle trattative con il Fondo monetario internazionale.
E a questo tavolo Lavagna (ministro dell'Economia) e compagni sarebbero pronti a giocarsi la carta della riapertura dell'offerta pubblica di scambio. L'ops, infatti, si è chiusa con un'evidente anomalia. Fortissima la adesione degli argentini, molto flebile, invece, quella degli investitori internazionali: italiani e tedeschi su tutti. E adesso, per molti, l'obiettivo è quello di una riapertura del offerta pubblica di scambio alle stesse condizioni.
Bene. L'Argentina sta pensando a un compromesso di comodo. Riapertura dell'offerta di scambio contro le buone referenze del Fondo monetario internazionale per un prossimo ritorno dell'Argentina sul mercato dei titoli di Stato.
Non domani, ma secondo i ben informati nell'arco di un paio di anni. Un progetto che ha una sua logica, ma che se andasse in porto sarebbe l'ulteriore beffa per i risparmiatori traditi. Che dopo aver perso i soldi vedrebbero gli organismi internazionali, sui quali facevano tanto affidamento, avallare le emissioni di Tango bond nuovi di zecca.