L'ipotesi a dir il vero non era mai tramontata del tutto. Nonostante le dichiarazioni di facciata del presidente argentino Nestor Kirchner e del ministro dell'Economia Lavagna, infatti, una possibile riapertura dell'offerta pubblica di scambio dei vecchi bond con i nuovi titoli della Repubblica sudamericana , è sempre stata una delle strade percorribili.
Conferme in tal senso arrivano anche da alcune delle più importanti voci dell'economia argentina. Per esempio Julio Werthein, 87enne capo della Borsa argentina.
In un'intervista riportata da un noto quotidiano finanziario italiano, infatti, il numero uno del Merval, l'indice della Borsa argentina, auspica una soluzione del genere.
Le dichiarazioni di Werthein sono a carattere personale e non hanno nessun valore ufficiale, ma sono comunque paradigmatiche di un comune sentire. Per Werthein, in pratica, riaprire l'offerta di scambio al 24% degli investitori rimasti fuori sarebbe un grande segnale di fiducia sia per gli investitori stranieri che per il rientro dei capitali argentini trasferiti all'estero.
Un interrogativo di Werthein chiosa più di tante parole il significato di una possibile riapertura dell'Ops. "Chi sarebbe disposto a investire in un Paese che fa default e restituisce solo il 30% del capitale?".
Ma non è il solo Werthein a spingere in questo senso. Non è un mistero, infatti, che l'Argentina ci tiene a tutelare in modo particolare i suoi rapporti con il Fondo monetario internazionale (con il quale è fortemente indebitato).
E, da più parti, danno come costante e sotterraneo il pressing del Fondo in questo senso. Insomma, i ben informati ci scommettono. E con essi anche molti tra i 300 mila investitori italiani (pari a circa 9 miliardi di dollari) che non hanno aderito all'Ops e adesso sono rimasti incagliati con i vecchi bond tra le mani.