Dieci milioni di euro. Di fronti a crac come quello della Cirio e dell'Argentina che hanno coinvolto circa 500 mila risparmiatori italiani per oltre 15 miliardi di euro, l'ammontare della multe comminate alle banche appare ridicola.
Eppure le sanzioni che dopo mesi di indagini su richiesta della Consob, il ministro del Tesoro aveva comminato a 10 banche e vertici del sistema creditizio coinvolti nei due default, aveva un alto valore simbolico. Attestava, se ve ne fosse bisogno, che degli errori il sistema del credito italiano li aveva commessi e sotto certi versi costituiva un precedente per future pretese.
Un alto valore simbolico che però potrebbe svanire di fronte a una notizia pubblicata nelle scorse ore da un importante organo di stampa. Secondo il quotidiano "La Repubblica", infatti, la Consob, ma soprattutto il Tesoro non avrebbero rispettato i tempi di notifica dei provvedimenti agli interessati.
In molti casi, e ricordiamo che era stato coinvolto il gotha dell'economia italiana (l'ad di Unicredit Alessandro Profumo, il presidente di Capitalia Cesare Geronzi, l'ad di Intesa Corrado Passera. E anche il fondatore della Parmalat Calisto Tanzi, Roberto Colaninno, Marco Tronchetti Provera, Sergio Pininfarina e i Benetton), le sanzioni potrebbero saltare.
Pronta, comunque, è arrivata la smentita del Tesoro. "In merito a notizie di stampa su presunti ritardi nell'irrogazione dei provvedimenti a carico delle banche sanzionate per i casi Argentina e Cirio – si può leggere in un comunicato -, l'adozione dei decreti ministeriali e le relative notifiche sono avvenuti nei termini e nei modi previsti dalla legge''.
E lo sperano bene anche i circa 450 mila investitori italiani invischiati nei tango-bond e i 35 mila obbligazionisti rimasti con il cerino in mano dei titoli Cirio. Altrimenti ancora una volta al danno andrebbe ad aggiungersi la beffa.