Era la strada maestra indicata dai più per ottenere una proposta di scambio più convincente dal governo argentino. Ora a Ops di scambio conclusa sembra che il Fondo monetario internazionale si stia attivando con più decisione nel pressing sul presidente Nestor Kirchner e compagnia.
Il portavoce dell'Fmi, Thomas Dawson, infatti, in questi giorni avrebbe posto un vero e proprio aut aut all'esecutivo del Pese sudamericano. "Se l'Argentina non negozierà con i creditori che sono rimasti fuori dall'offerta di scambio sui bond in default nuove proposte di accordo – sottolinea il portavoce -, il Fondo monetario internazionale non stringerà un nuovo contratto con Buenos Aires".
Sul piatto in pratica non ci sarebbe un miglioramento dell'offerta, ma la riapertura a quel 24% degli obbligazionisti traditi dalle obbligazioni non pagate a fine 2001 che non aveva aderito all'Ops. Si parla di circa 20 miliardi di dollari di titoli dei quali più di 8 miliardi sarebbero in mano a investitori italiani.
Il Fondo monetario, forte dei crediti che vanta nei confronti dell'Argentina, chiede quindi ai sudamericani di riaprire l'Ops a chi non ha accettato inizialmente.
Anche perché sul fronte del collocamento dei nuovi titoli le cose si stanno leggermente complicando. Sono stati, infatti, congelati 12 miliardi di obbligazioni depositate presso la Bank of New York. Ed è stato quindi rinviato l'approdo sul mercato dei nuovi titoli inizialmente previsto per il 1° aprile.
Si stanno insomma intensificando le pressioni sia internazionale che giudiziarie nei confronti del Governo argentino. E vista l'aria che tira sarà difficile per il presidente Kirchner e il ministro dell'Economia Roberto Lavagna non pensare seriamente a qualche concessione.