Mentre dall'Argentina il ministro dell'Economia Roberto Lavagna nicchia agli obbligazionisti che non hanno aderito al con cambio, cattive nuove per l'esecutivo sudamericano arrivano dall'America. Slitta, infatti, ancora il collocamento dei nuovi titoli.
Con ordine. La prima notizia, di una nuova giornata campale per le migliaia di bondholder traditi dal default di fine 2001 delle obbligazioni argentine, arriva dalle dichiarazioni del ministro Lavagna.
"L'Argentina – ha detto Lavagna - adotterà un atteggiamento realista con coloro che non hanno aderito alla proposta di ristrutturazione del debito estero privato". Salvo poi rendersi conto di aver concesso troppo e fare una brusca marcia indietro.
"La priorità assoluta del governo - ha poi spiegato -, resta, in uno scenario post default, seguire l'86% del nostro debito che é in ordine, e che comprende tutti quelli che, nel paese e fuori, hanno accettato il concambio".
Secondo calcoli del Ministero dell'economia, infatti, dopo il recente concambio Buenos Aires ha in regola l'86% del suo debito pubblico e privato. "Il resto - ha concluso Lavagna - rappresenta il 14% e lo consideriamo come 'passivo eventuale' e vedremo che atteggiamento prendere, perché alcuni sceglieranno la via giudiziaria e altri il negoziato, ed il paese risponderà, come stiamo già facendo in altri casi". Insomma un'apertura, poi, mascherata. Ma alla fine sempre di apertura si tratta.
La brutta notizia per l'Argentina, però, arriva dalle aule giudiziarie americane. I nuovi titoli, oggetto dell'Ops, infatti, non sono stati ancora collocati sul mercato. La data inizialmente prevista era quella del 1° aprile. Poi, però, la decisione del giudice di New York, Thomas Griesa, di congelare 12 miliardi di bond ha bloccato tutto.
Per metà aprile era attesa la sentenza della Corte di Appello che avrebbe dovuto sbloccare l'impasse e consentire il collocamento dei titoli. E invece le cose sembrano andare per le lunghe: solo entro due mesi dall'udienza fissata per il 25 aprile ci sarà, infatti, il giudizio finale. Prima di maggio, quindi, non è pensabile che si possa arrivare a un collocamento dei nuovi titoli.