C'è grande trepidazione tra gli obbligazionisti coinvolti nel crac dello Stato argentino per la sentenza del corte d'appello del Tribunale di New York sul sequestro di sette miliardi di dollari di bond.
Novità sono attese a ore e un eventuale scongelamento delle obbligazioni darebbe il definitivo via libera allo scambio dei vecchi tango bond con i nuovi titoli offerti dall'Argentina nell'ambito dell'Offerta pubblica di scambio.
I fatti. Il governo Kirchner avrebbe dovuto emettere l'1 aprile scorso 35,3 miliardi di dollari di nuovi titoli il cambio di 62,3 miliardi di vecchie obbligazioni.
L'operazione è però saltata quando lo scorso 21 marzo il giudice Usa Thomas Griesa ha bloccato i titoli su richiesta di Em Ltd e Nml Capital. Pochi giorni dopo lo stesso Griesa ha temporaneamente sbloccato il sequestro, salvo poi confermarlo pochi minuti dopo in attesa della sentenza finale della corte d'appello.
E così l'Argentina si è vista costretta a posticipare l'avvio dello scambio in attesa del verdetto della corte d'appello di New York.
I soliti ben informati sono pronti a scommettere su un esito positivo della vertenza giudiziaria. La Corte, infatti, dovrebbe scongelare i titoli sequestrati e far partire, finalmente, lo swap dei titoli.
Ma al tempo stesso si può star certi che l'esempio del fondo americano sarà seguito da molti altri. Di certo si sa che almeno altri 18 creditori che non hanno aderito allo swap hanno presentato un simile ricorso e la sentenza dovrebbe essere applicabile a tutti i casi.
Ma i numerosi ricorsi contro l'Argentina dovrebbero continuare presso il tribunale del giudice Griesa indipendentemente dall'esito del verdetto. Insomma la battaglia legale si annuncia ancora lunga.
E a proposito di battaglie e di Argentina è da segnalare la multa comminata a Unicredit dal Tesoro. Si tratta di una sanzione da 450 mila euro comminata all'istituto di credito di Piazzale Cordusio per la vendita ai clienti del gruppo di bond argentini.
Il Ministero dell'Economia, infatti, su proposta della Consob, ha comminato sanzioni a 25 esponenti ed ex esponenti del consiglio di amministrazione e della direzione di Unicredit Banca per aver, nel periodo che va da gennaio 2000 al giugno 2002, "effettuato operazioni nei confronti della clientela retail senza aver fornito agli investitori informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni" dell'investimento, e per aver, tra l'altro, proposto operazioni "non adeguate al profilo degli investitori".
Fra i nomi noti, ad Alessandro Profumo è stata inflitta una multa da 19.800 euro, a Luca Majocchi da 20.900, a Guido Barilla da 16.100 euro.