E'arrivata la decisione tanto attesa della Corte d'Appello di New York. In pratica il tribunale americano ha sbloccato i 7 miliardi di bond argentini in default custoditi presso una filiale della Bank of New York.
E così può finalmente ripartire lo scambio dei vecchi titoli argentini caduti in default con le nuove obbligazioni che hanno un valore nominale pari a un terzo di quelle non pagate.
Il governo di Buenos Aires, infatti, avrebbe dovuto emettere il 1 aprile 35,3 miliardi di dollari in bond da offrire in cambio dei 62,3 miliardi delle vecchie obbligazioni andate in default,
Poco prima, però, e precisamente in data 21 marzo, era arrivato il giudice della corte distrettuale Usa Thomas Griesa che aveva congelato 7 miliardi di dollari di bond in default su richiesta di alcuni creditori insoddisfatti.
Si trattava del fondo avvoltoio statunitense Eliott Associates, che a fronte di un debito nominale di oltre 200 milioni di dollari aveva chiesto il sequestro di 7 miliardi di bond in default.
Una settimana dopo, Griesa aveva eliminato temporaneamente il sequestro conservativo, accordando però che rimanesse in vigore fino alla sentenza della corte d'appello.
Ed eccola arrivata la sentenza della Corte di Appello. Finalmente lo scambio di obbligazioni può partire, mentre tutti quei risparmiatori, e tra questi ci sono circa 250 mila italiani per circa 8 miliardi di dollari che non hanno accettato lo swap sperano che adesso la posizione dell'Argentina si ammorbidisca e che il governo Kirchner finalmente si decida a riaprire l'offerta di scambio anche a chi in un primo momento non ha aderito.
Non ne fa però menzione il ministro dell'Economia Roberto Lavagna che parla di "un passo estremamente importante perché i giudici hanno deciso di accogliere le istanze della difesa del governo di Buenos Aires per non compromettere il risultato della ristrutturazione del debito".