L'Argentina fa terra bruciata attorno ai titolari di obbligazioni cadute in default che non hanno voluto aderire all'offerta di concambio proposta dalle istituzioni finanziare del Paese. Su indicazione della Banca centrale di Buenos Aires si dovrà infatti procedere all'azzeramento del valore dei titoli.
Un modo per limitare lo scambio dei bond sul mercato obbligazionario e ribadire così come lo swap proposto fosse l'unica alternativa per i risparmiatori traditi. Un messaggio da subito lanciato dal governo sudamericano che però non ha convinto tutti e così nelle mani dei creditori sono rimasti titoli per un valore di 20 miliardi, 8 dei quali collocati presso investitori italiani.
Le speranze per chi ha deciso di non aderire al concambio si fanno così ancora più labili e tra i risparmiatori avanza la paura di aver mantenuto nel proprio portafogli niente più che carta straccia. La decisione della Banca centrale argentina può inoltre farsi forte di un'importante vittoria incassata nella trattativa con il Fondo monetario internazionale.
Sono stati infatti prolungati di un anno i termini per la restituzione di parte del debito contratto con il Fondo. La proroga è stata pattuita su un valore di 2,5 miliardi di dollari e la nuova scadenza è stata fissata tra il 20 maggio 2006 e il 28 aprile 2007.
Una decisione salutata con entusiasmo dal sottosegretario alle Finanze, Guillermo Nielsen, che in quest'accordo ha visto il riflesso delle buone relazioni tra Fmi e Buoenos Aires. Più cauto il ministro del Tesoro, Roberto Lavagna, che non ha negato come la strada del risanamento sia ancora all'inizio e come sia necessario procedere per piccoli passi.
La vittoria per l'Argentina, comunque, è innegabile, anche perché sono state soddisfatte tutte le richieste avanzate dal Paese. La proroga è stata infatti concessa su ben 22 scadenze: tutti quei pagamenti considerati dal Fondo non obbligatori e dunque suscettibili di slittamento nel tempo.