Anche l'ultimo passo è stato compiuto: l'Argentina ha dato ieri il via all'operazione di scambio dei bond caduti in default a seguito del crack finanziario che ha investito il Paese nel 2001. Il governo di Buenos Aires ha emesso nuove obbligazioni per un valore complessivo di oltre 35 miliardi di dollari, decretando così l'atto finale della più grande ristrutturazione del debito mai avvenuta.
L'Argentina ha inoltre alleggerito le su casse di 680 milioni che andranno a coprire gli interessi maturati dai titolari di bond dal 31 dicembre 2004: data fittizia che le autorità sudamericane hanno scelto per l'emissione dei novi titoli. Ci saranno poi da pagare gli interessi maturati fino al 31 dicembre 2001, momento in cui è stato decretata la crisi finanziaria, mentre nessuna cedola verrà riconosciuta tra 2001 e 2003: il cosiddetto "periodo di blackout".
Stando a quanto dichiarato dal governo di Buenos Aires, il concambio dovrebbe concludersi entro sette giorni lavorativi e, a operazione ultimata, partirà la quotazione sul mercato argentino. Nulla di certo si sa invece sul possibile sbarco sui listini internazionali.
Intanto, l'agenzia di rating Standard & Poor's ha fatto il punto sulla situazione. Sebbene sul giudizio di lungo termine sulla ripresa economica del Paese rimangano delle incertezze, che le autorità finanziarie dovranno fugare attraverso un'efficace strategia fiscale e una decisa politica di contenimento delle spese, il parere sui nuovi titoli è decisamente positivo: per tutti, infatti, è arrivata la promozione a B-.
L'unica eccezione è, naturalmente, per i bond di chi non ha aderito allo swap, su cui S&P ha mantenuto il giudizio D, cioè default. Si tratta di titoli di una valore complessivo di quasi 20 miliardi di dollari, 8 miliardi dei quali rimasti nelle mani di circa 250mila risparmiatori italiani.
La loro sorte è ora legata alle iniziative che la Task force argentina, organizzazione nata proprio per tutelare gli interessi dei possessori di Tango bond del Belpaese, deciderà di adottare. L'ipotesi più probabile è che si proceda a un arbitrato presso l'Icsid, il Centro internazionale per la risoluzione delle controversie internazionali.
Una soluzione in cui non ripone fiducia il presidente dell'Adusbef, Elio Lannutti, secondo il quale l'unica opportunità per i risparmiatori traditi è quella di fare causa alle banche. Una cosa è certa: l'avvio dell'operazione di concambio rende le cose ancora più difficili.