E' partito l'attacco delle associazioni dei consumatori sui bond argentini. I titoli di Stato del paese sudamericano caduti in default a fine 2001 che hanno coinvolto più di 450 mila risparmiatori italiani.
L'attacco è stato scagliato dalla Codacons che ha chiesto di trasmettere alla Procura di Roma gli atti perché valuti l'esistenza di ipotesi di reato di aggiotaggio per Borsa Italia e di truffa e associazione per delinquere per gli altri soggetti che hanno avuto una parte nella vicenda dei bond argentini.
Nel corso dell'udienza davanti alla Prima Sezione del Tar del Lazio, presieduta da Antonino Savo Amodio, l'associazione capitanata da Carlo Rienzi ha inoltre chiesto la sospensione del prospetto informativo dell'offerta pubblica di scambio volontario tra vecchi e nuovi bond argentini.
La richiesta in pratica va contro l'autorizzazione rilasciata al prospetto dalla Consob nel dicembre 2004 e mira ad eliminare alcune clausole dal prospetto ritenute vessatorie in modo da dare a coloro che non hanno ancora aderito la possibilità di farlo.
La Codacons, inoltre, ritiene che Borsa Italiana abbia compiuto il reato di aggiotaggio intervenendo in maniera illegittima nel corso del processo di offerta "sospendendo - si legge nel ricorso - la negoziazione dei titoli esistenti prima ancora che il periodo per l'adesione si fosse concluso''.
Le ipotesi di reato di truffa e associazione per delinquere sarebbero invece rivolte nei confronti di chi avrebbe nascosto ai risparmiatori ''il giudizio negativo di affidabilità ad onorare gli impegni da parte dello stato argentino''.
"Ci auguriamo - ha detto il presidente del Codacons Carlo Rienzi - che il Tar accolga la sospensiva per ridare un minimo di fiducia e speranza ai 450 mila risparmiatori gabbati dallo stato argentino e da una transazione capestro che Consob non avrebbe mai dovuto autorizzare''.
I giudici amministrativi potrebbero decidere in queste ore sul ricorso che oltre alla sospensiva del prospetto informativo dell'offerta pubblica di scambio, chiede anche un "risarcimento, anche in via equitativa, degli interessi collettivi lesi".