E adesso si apre la strada internazionale. Sembra davvero senza fine la telenovela dei tango bond per quei 250 obbligazionisti italiani che hanno messo circa 8 miliardi di dollari nei titoli dello Stato argentino.
Loro sono quelli che non hanno aderito all'offerta pubblica di scambio dell'Argentina anche sui consiglio della task force, l'associazione per la tutela degli investitori italiani coinvolti nel crac.
E adesso la task force passa dalle parole ai fatti. Ricorrerà, infatti, all'arbitrato internazionale, l'Icsid, per vedere riconosciute le ragioni dei risparmiatori traditi. L'annuncio arriva dal presidente della stessa associazione, quel Nicola Stock che in tutti questi mesi è stato sempre in prima fila nella vicenda.
"E' stato scelto l'arbitrato - ha spiegato Stock - perché questo tipo di sentenze sono inappellabili ed eseguibili ovunque contro i beni mobili e immobili degli Stati inadempienti".
Gli arbitri saranno tre, uno per i due paesi contendenti e uno scelto dall'Icsid, l'istituzione creata dalla Banca Mondiale per dirimere questo tipo di controversie internazionali.
Il trattato costitutivo dell'Icsid, infatti, è stato ratificato da 150 stati, e tra questi ci sono anche l'Italia e l'Argentina. Stock poi ha sottolineato che la Tfa chiede un mandato (revocabile) ai 250 mila italiani coinvolti per poi puntare alla restituzione dell'intero capitale e degli interessi. Si tratta di un'iniziativa interamente finanziata dalle 461 banche aderenti alla Tfa e che quindi non prevede alcun onere per l'investitore.
Secondo Stock la strada dell'arbitrato internazionale dà più garanzie rispetto a quella del ricorso al tribunale ordinario americano che alcuni difensori dei risparmiatori avevano ipotizzato. Tuttavia, ha ammesso, non si può ragionevolmente sperare di ottenere una decisione da parte degli arbitri "in termini di mesi, e comunque non prima di un anno".
Un tempo necessario, è stato anche spiegato, perché i lavori dell'Icsid (International Centre for the settlement of the investment disputes) prevedono tre fasi, una di 'registration', in cui si chiede l'avvio della procedura, una definita 'jurisdictional', durante la quale le parti presentano la documentazione e le motivazioni del ricorso, infine la fase del 'merit', che prevede la decisione sul merito e la sentenza. Dal pronunciamento della sentenza, inoltre, lo stato avrà sei mesi di tempo per adempiere agli obblighi imposti.