Prima un'apertura nel corso della riunione dei G7. Poi la brusca retromarcia con le dichiarazioni del sottosegretario alle Finanze argentine, Guillermo Nielsen, che sottolinea come l'Argentina non abbia nessuna intenzione di riaprire l'offerta di scambio agli obbligazionisti che non hanno aderito al primo swap.
Sullo sfondo un gioco di nervi con il Fondo monetario internazionale. Il Fondo, infatti, ha chiesto a più riprese all'Argentina di riaprire l'offerta di scambio anche a quel 24% degli obbligazionisti traditi, pari a 20 miliardi di dollari (di cui 8 in mano a circa 250 mila investitori italiani) che non avevano aderito alla prima e fino a questo momento unica proposta di swap. L'Argentina, invece, vorrebbe negoziare questa riapertura con le assicurazioni di un rinnovato sostegno finanziario da parte dello stesso Fondo.
E in mezzo al guado restano appunto gli obbligazionisti traditi (e non aderenti allo swap). Insomma, i cosiddetti holdout. Loro vivono in una situazione di stallo e, almeno fino a quando tra circa un mese ci saranno le elezioni argentine, è difficile pronosticare delle novità di rilievo.
Resta aperta la strada dell'arbitrato internazionale presso l'Icsid. Quella proposta dalla Tfa, la task force argentina, presieduta dall'avvocato Nicola Stock. I risparmiatori che volessero seguire questa strada dovrebbero dare la loro delega alla stessa task force creata per tutelare gli intereressi degli obbligazionisti traditi dai tango bond e aspettare.
Aspettare, quindi, l'esito del giudizio presso l'istituzione della Banca Mondiale. Anche perché i tempi si prospettano lunghi e le possibilità di successo contro lo Stato sudamericano tutte da verificare.