E' scontro tra governo e parti sociali alla vigilia dell'incontro di mercoledì 2 marzo. Oggetto del contendere è il decreto attuativo della riforma previdenziale lì dove prevede il trasferimento del trattamento di fine rapporto nei fondi pensione con il meccanismo del silenzio-assenso.
Nella bozza dei decreti, secondo i sindacati ci sarebbero diversi nodi fondamentali che non sono stati sciolti, mentre non va giù l'equiparazione tra fondi contrattuali e polizze assicurative individuali. Le parti sociali, infatti, chiedevano una corsia preferenziale per i fondi contrattuali.
"La bozza - spiega il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini - non dà risposte a quello che abbiamo chiesto con l'avviso comune. Abbiamo chiesto una netta distinzione tra il secondo e il terzo pilastro della previdenza (la previdenza integrativa e quella individuale) e qui invece scompare. E se si pretende di mettere sullo stesso piano i fondi collettivi e le polizze individuali si usano poi due pesi e due misure per quanto riguarda le regole di trasparenza".
Altri punti di discordia. La bozza sulla quale si dovrebbe discutere in vista del varo del provvedimento previsto per giugno non definisce chi dovrebbe decidere dove indirizzare il Tfr in caso di silenzio-assenso del lavoratore. La riforma della previdenza approvata a luglio prevede infatti il meccanismo del silenzio assenso, ovvero il versamento del Tfr nella previdenza integrativa ''automatico'' a meno che non si chieda di tenerlo in azienda.
Poi. Restano i punti oscuri in riferimento alla "portabilità" dei contributi in caso di trasferimento delle posizioni previdenziali e sulle compensazioni per le aziende che dovranno rinunciare al trattamento di fine rapporto.
I problemi da risolvere, quindi, sono ancora molti. E sarà difficile trovare una quadratura del cerchio nell'incontro di mercoledì tra governo e sindacati.