Tutto rinviato al 31 agosto. Ma nell'ultimo incontro con le parti sociali, il ministro del Welfare Roberto Maroni, ha fatto un grande passo in avanti per venire incontro alle esigenze di sindacati, associazioni di categorie e Confindustria.
Maroni, in pratica, ha confermato la disponibilità del Governo a modificare lo schema di decreto nella direzione indicata dall'avviso comune presentato dalle 22 parti sociali firmatarie e l'impegno a cercare più risorse per un obiettivo definito "primario" per l'Esecutivo, a partire dalla riduzione del costo del lavoro.
E così il 1° agosto si dovrebbe passare dalle parole ai fatti. In quella data, infatti, le stesse parti sociali presenteranno un documento con le proposte di modifica sotto forma di emendamento allo schema di decreto.
I punti caldi sono i soliti. Da una parte infatti i sindacati chiedono che nel caso di silenzio, che vale come assenso del lavoratore, il trattamento di fine rapporto vada a finire nei fondi negoziali o nel fondo dell'Inps. Mentre le associazioni che rappresentano le assicurazioni e le banche, Abi e Ania, chiedono l'equiparazione con i fondi aperti e le polizze assicurative.
Dall'altra, invece, resta aperto il fronte della compensazione delle imprese che perdono la liquidazione dei lavoratori a un tasso agevolato dell'1,5% più il 75% del tasso di inflazione.
Il Tfr accantonato ogni anno dalle aziende italiane è pari circa a 13 miliardi di euro e il Governo calcola che a regime ai fondi integrativi potrebbero essere conferiti per circa 10 miliardi di euro. Le aziende, insomma, perderebbero una grande fonte di liquidità e chiedono garanzie di essere compensate con una facilitazione dell'accesso al credito.
Nell'avviso comune le parti sociali hanno chiesto, inoltre, di agire sulla riduzione del costo del lavoro e su questo punto il ministro Maroni si è impegnato a ragionare. "Ho condiviso - ha detto - che bisogna migliorare il sistema di compensazioni alle imprese. Bisogna trovare più risorse".
Maroni comunque sottolinea il clima favorevole, "l'ideale – dice - per continuare il confronto e concluderlo in modo positivo, pronti ad approvare il decreto entro fine settembre e, dopo una campagna di comunicazione sulla nuova normativa, far partire il semestre nel quale il lavoratore potrà esprimersi sulla destinazione del proprio Tfr dal 1 gennaio 2006.
"Ci sono problemi da risolvere - conclude - ma non pregiudiziali politico-ideologiche. Sono ottimista".