Proprio nel bel mezzo della "trattativa" tra governo e parti sociali sui decreti attuativi della previdenza complementare arriva un sondaggio confezionato dall'Api Milano , l'associazione delle piccole e medie imprese del capoluogo lombardo, a gettare acqua sul fuoco dell'ottimismo del ministro del Welfare Roberto Maroni.
Secondo gli imprenditori delle piccole e medie aziende meneghine, infatti, il 53,3% dei lavoratori delle Pmi del capoluogo lombardo manterrà il proprio trattamento di fine rapporto in azienda. E' quanto ha spiegato Paolo Galassi, presidente di Api Milano, illustrando i dati dell'indagine presso i propri iscritti.
"Il nostro sondaggio - ha detto Galassi - ha evidenziato che, a parere degli imprenditori, la maggior parte dei lavoratori sceglierà la via del mantenimento del Tfr presso il datore di lavoro".
Il sondaggio, anche se riguarda solo una piccola fetta delle imprese italiane è comunque significativo. Sia perché le Pmi milanesi costituiscono uno spaccato rilevante della realtà italiana, sia perché il 90% delle aziende del Belpaese sono dimensioni, appunto, medie o piccole.
Si tratta, secondo il presidente dell'associazione milanese, di una "previsione fondata su una certezza: nella piccola impresa datore di lavoro e dipendente sono più coinvolti in un progetto di lavoro e di sviluppo comune".
Tra i due soggetti, infatti, vige un "rapporto di prossimità e di fiducia che nella grande impresa è difficile riscontrare". Negativo, poi, il giudizio degli associati sulla bozza di decreto attuativo della riforma previdenziale che prevede il trasferimento del Tfr ai fondi pensione con il meccanismo del silenzio-assenso: il 57,3% si è dichiarato da poco a per niente favorevole alla bozza Maroni, mentre il 42,6% ha chiesto la deducibilità del reddito di impresa, il 23,3% l'esonero del pagamento del contributo al fondo di garanzia Inps e il 18% agevolazioni per l'accesso al credito.