Dal presidente dell'Autorità per le telecomunicazioni, Corrado Calabrò e dal presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà è arrivato un ultimatum ai gestori mobili: se non verrà soppresso il costo di ricarica delle carte Sim, l'Agcom glielo farà spalmare sulle tariffe.
I costi di ricarica delle schede telefoniche pre-pagate sono finite quindi sotto esame delle due authority che hanno approvato un'indagine conoscitiva congiunta sulla questione, da cui potrebbero derivare a stretto giro misure che tengano conto delle proteste dei consumatori, come per esempio la richiesta di una rimodulazione dei prezzi.
L'indagine era stata avviata nel giugno scorso, dopo che le associazioni dei consumatori avevano evidenziato "l'incongruenza e l'onerosità della presenza di prezzi di ricarica sul prezzo delle carte pre-pagate".
Stando a quanto afferma l'Autorità per le tlc nella delibera di avvio dell'indagine, inoltre, "la presenza dei prezzi di ricarica sembra essere una caratteristica peculiare della realtà italiana", con costi che "incidono in misura non indifferente sul valore della spesa sostenuta dall'utente finale".
Proprio per valutare fino a che punto i costi di ricarica siano necessari per gli operatori telefonici e per basare le proprie valutazioni su uno scenario oggettivo, l'indagine e andata a scavare nel dettaglio, approfondendo con banche, poste ed esercizi commerciali, ma anche allargando il proprio raggio d'azione negli altri Paesi europei.
Ne è quindi uscito, un corposo volume di oltre cento pagine, sulla base del quale probabilmente la prossima settimana il Consiglio dell'Autorità per le tlc potrebbe prendere delle decisioni: se sembra improbabile, sempre secondo quanto si apprende, una radicale abolizione dei costi di ricarica, più plausibile appare l'ipotesi di un richiamo agli operatori per una rimodulazione dei prezzi.
Per questo l'Autorità per le comunicazioni e l'Antitrust hanno criticato pesantemente i costi per le operazioni di ricarica che gravano sugli utenti italiani, quella che da più parti sono stati definiti un'anomalia tutta italiana. Numeri alla mano, i costi effettivi di ricarica ammontano a 835 milioni di euro, mentre i restanti 900 milioni non hanno giustificazioni se non di politica commerciale.
Così, considerando che il 91% degli utenti mobili italiani utilizza una prepagata invece di un abbonamento, nelle casse di Tim, Vodafone, Wind e 3 solo lo scorso anno entrati 1.714 milioni di euro grazie ai costi di ricarica.
Ad essere colpiti sono le persone meno abbienti e gli studenti, che di solito effettuano ricariche di basso importo, quelle su cui in percentuale grava maggiormente il costo di ricarica.
Non convince l'arringa di difesa di Tim, Vodafone, Wind e Tre, che hanno ricordato che il servizio di ricarica a loro costa, in quanto devono pagare sia l'edicolante che vende le loro tessere sia le banche che vendono il traffico telefonico via bancomat. Ma i costi arrivano a 769 milioni, molto meno dei ricavi effettivi. E ancora, resta il fatto che le ricariche vengono pagate in anticipo, assicurando quindi un certo vantaggio finanziario ai gestori.