Riforma pensioni 2016: la guida in parole semplici

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Preoccuparsi del futuro oggi è fondamentale, soprattutto per quanto riguarda la pensione.

Come muoversi tra le regole previdenziali? Informandosi sui principali cambiamenti che le hanno coinvolte, e cercando di avere le idee chiare su come cambiano le regole in base alla situazione lavorativa del soggetto (in primo piano c’è la differenza tra lavoratori del settore pubblico e lavoratori del settore privato, che vedranno i requisiti anagrafici per la pensione uniformati a partire dal 2018).

Premettiamo inanzitutto che dal varo della riforma Fornero la situazione non ha subito del cambiamenti normativi ufficiali, ma soltanto degli adeguamenti, come per esempio la bocciatura del blocco delle rivalutazioni delle pensioni superiori ai 1.500€, stabilito proprio dalla legge Monti-Fornero e considerato incostituzionale.

Di riforma pensioni 2016 vera e propria non si può parlare, ma di diverse proposte al tavolo istituzionale sì e alcune di queste potrebbero cambiare radicalmente la situazione previdenziale.

  • Flessibilità in uscita: la flessibilità in uscita rappresenta uno dei principali punti di discussione al tavolo del governo. Cosa prevede di preciso? In generale si parla della possibilità di abbandonare il lavoro prima del compimento dei 62 anni, con penalizzazioni progressive sull’assegno pensionistico in base alla distanza anagrafica rispetto al compimento dei 62 anni. Tra le principali proposte in merito è possibile ricordare il disegno di legge firmato da Cesare Damiano, in prima linea già da diverso tempo, che prevede la possibilità di uscire dal lavoro dopo aver perfezionato una somma pari a 100 tra anzianità contributiva ed età anagrafica.
  • Pensioni dei lavoratori precoci: un altro tema di discussione molto importante per quanto riguarda la riforma pensioni 2016 riguarda i lavoratori precoci. Chi sono di preciso? Lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi prima del compimento dei 18 anni e che si trovano a età neanche tanto avanzate con alle spalle un’anzianità lavorativa importante. In questo caso è possibile far riferimento ancora una volta alla proposta di Damiano, che vede come principale soluzione la possibilità di andare in pensione una volta raggiunti i 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica. Per ora non c’è nessuna risposta concreta sul tavolo, anche se la proposta sembra aver conquistato il favore del governo.
  • Opzione Donna: un altro capitolo che merita attenzione per quanto riguarda le pensioni è l’Opzione Donna. Si tratta di un regime sperimentale che è entrato in vigore con l’approvazione della Legge Maroni e che consente alle donne a partire dai 57 anni e 3 mesi – un anno in più se lavoratrici autonome – di andare in pensione a fronte della maturazione di 35 anni di contributi, a patto di accettare il calcolo dell’assegno con il metodo contributivo. In questo caso si parla di una decurtazione del 25/30% rispetto a un assegno calcolato con il metodo retributivo, che si basa appunto sugli ultimi stipendi della carriera (la decurtazione specifica varia però di caso in caso e cambia a seconda dell’età della lavoratrice che va in pensione e del suo stipendio al momento della fine della carriera). Le cose per quanto riguarda l’Opzione Donna sono cambiate recentemente dopo un anno di discussioni politiche, in quanto il 31 dicembre 2015 non è più da considerare come data finale per la presentazione della domanda, ma come limite per la maturazione dei requisiti.
  • Prestito pensionistico: parlare di novità nello scenario previdenziale significa considerare anche il progetto del prestito pensionistico, che potrebbe portare un’innovazione molto importante nel settore delle pensioni. Di cosa si tratta di preciso? Del contenuto principale di una proposta di legge depositata presso le Commissioni Lavoro di Camera e Senato nel giugno 2015 (ricordiamo che i primi cenni relativi al prestito pensionistico riguardano un’iniziativa dell’ex ministro del lavoro Enrico Giovannini). Le linee principali parlano di una platea di beneficiari composta da over 55 senza lavoro, che possono ricevere 13 mensilità ciascuna pari a 1,7 volte l’assegno sociale vigente per un determinato anno solare. Il prestito pensionistico può essere poi restituito una volta maturato il diritto alla ricezione della pensione di vecchiaia e non prevede la possibilità di maturare contributi figurativi.

Informarsi sulle pensioni oggi è molto importante, dal momento che la situazione generale potrebbe essere interessata da cambiamenti radicali nei prossimi mesi (si parla di riforme rilevanti legate la varo della prossima Legge di Stabilità).

L’arrivo delle buste arancioni è ormai imminente e rappresenterà una soluzione valida per chi vuole informarsi a livello generale sul suo futuro previdenziale. Considerando la situazione è consigliabile affiancare al trattamento pensionistico ordinario una pensione integrativa, così da migliorare la qualità di vita negli anni dell’età avanzata.

Scegliere una pensione integrativa significa prima di tutto farsi consigliare da un consulente specializzato, onde evitare brutte sorprese.

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